The FountainHead

THE FOUNTAINHEAD

A cura di/curated by Massimiliano Scuderi

JORDI MITJÀ
PETER FEND
PETRA FERIANCOVÁ
KVĚTA  FULIEROVÁ
JÚLIUS KOLLER
HANS SCHABUS

 

 

 


 


Dialogo tra Hans Schabus e Massimiliano Scuderi su Das letzte Hemd 
presso la Fondazione Zimei_ Settembre 2015

M.S.: Partiamo dal titolo del lavoro.

H.S.: Il titolo di questo lavoro è Das letzte Hemd  che significa ” l’ultima camicia”, l’ultima cosa che tu dai, l’ultima cosa che possiedi.

Ho iniziato ad interessarmi a come in Sri Lanka le persone lavavano gli indumenti. Spesso li lasciano asciugare sui tetti delle case in quanto fa caldo durante la giornata e lì si asciugano abbastanza rapidamente. E’ molto bello da vedere se tu attraversi il Paese in treno, così come ho fatto io, e hai la possibilità di osservare molti tetti coperti con i vestiti della gente. Qualche volta quando non li mettono sui tetti, li stendono a terra in giardino. Ciò che non ho mai visto lì sono i fili per stendere i panni, non so per quale motivo loro non usino mai cose del genere. Per la situazione dove ho svolto la mia residenza c’era un parco con le palme ed ho pensato ad un filo per i panni semplicemente per collegare gli alberi e per usare queste corde, che loro usano ovunque, fatte di fibbre di noce di cocco. Nei supermarket puoi trovarne in materiale riciclato e tutte di colori differenti, sei circondato dal colore. Così ho preso molte corde differenti e le ho collegate tra di loro insieme, e ancora ho collegato le palme presenti nel giardino della residenza, nel luogo dove stavo. La Fondazione One World è una guesthouse ayurvedica, e le persone che lavorano lì usano indossare una maglietta blu scuro uguale per tutti con il loro nome scritto sopra.

Così anch’io volevo avere la mia maglietta con il mio nome ricamato, ne ho presa una e ho scritto il mio nome in modo speculare, così che tu puoi leggerlo solo se ti guardi allo specchio. Insomma scritto così semplicemente non posso leggerlo. Questo rispecchia la situazione durante questa residenza. Stavo lì ed ero concentrato sul mio stesso lavoro e sul riflesso del mio lavoro in quel posto, piuttosto che lavorare per rendere il soggiorno delle persone confortevole come gli altri ragazzi erano soliti fare. Questo era all’incirca il lavoro.

M.S.: Qual è la relazione tra la nuova installazione qui e l’altra?

H.S.: La nuova è che quando sono stato invitato da te per prendere parte a questa mostra e tu mi hai mandato le prime fotografie del luogo, io ho pensato immediatamente allo Sri Lanka. In qualche modo perché è una situazione così bella, una specie di contesto vacanziero, io vengo dall’austria e questa sembra simile ad un momento di villeggiatura! Quindi c’era una forte relazione tra questi due posti improvvisamente e quando ho appreso che Zimei era anche una realtà imprenditoriale legata agli hotel e alle vacanze, ha avuto ancora più senso mostrare questo lavoro.

M.S.: però è anche un po’ come lo specchio dello Sri lanka qui, giusto?

H.S.: Si, certo. E’ lo specchio dello Sri Lanka, qui il lavoro acquista un altro livello di lettura perché in Sri Lanka ero solito stare in un piccolo edificio con grandi alberi, solo con me stesso. Il filo con la maglietta, alla fine della mia residenza, era una riflessione sul mio stare lì ma anche una sorta di “arrivederci scenario”. Quindi era come se dicessi vado via, porto via tutto, rimane solo la mia maglietta, l’ultima cosa di me. E qui ho trovato la situazione di una casa vuota dove tutti sono andati via e qualcos’altro sta succedendo nuovamente, è in atto un cambiamento, questo posto può essere interpretato come lo scenario di qualcosa che sta cominciando e di qualcos’altro che ha lasciato l’edificio. In questo senso è differente, ma anche similare all’altra situazione.

Trad. dall’inglese di M. Scuderi


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